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19
02
2020

Come mantenere integro Ajna

Scritto da Giada Tessari 0

In Ajna  sono presenti qualità importanti quali: comprensione, intelligenza, tutte le facoltà mentali in genere, capacità di astrazione. Grazie alla sua formazione ci consente di conoscerci attraverso la comprensione e l’attivazione del pensiero, attraverso la luce di cui la natura della mente è ricettiva, questo consente l’espansione della coscienza. La volontà di questo chakra sta nel desiderio di comprendere, ma anche di svolgere un’azione selettiva nei confronti della realtà, escludendo ciò che non ci serve per concentrarsi su ciò che ci è utile. Quanto, per motivi vari, questo non avviene, si crea un disequilibrio che può dare origine ai disturbi caratteristici nel flusso energetico di Ajna Chakra, ovvero: emicrania, tensione oculare, esaurimento nervoso, pesantezza alla testa, disturbi alla vista, sinusite, tremori, nevrosi, allucinazioni, incubi, ossessioni, patologie psichiche, confusione, difficoltà di attenzione e concentrazione. Lo yoga consiglia dei percorsi paralleli alle terapie psicologiche o mediche (alle quali non si debbono sostituire). Osserviamone alcune.

Consigli:

  • sottostare alla luce diretta del sole, soprattutto alle rime luci del mattino e nel tardo pomeriggio;
  • preferire cibi sattvici, come frutta, latte, miele, e in generale tutto ciò che si sviluppa fuori dalla terra;
  • nutrire pensieri “luminosi”;
  • praticare Yoga, meditazione, esercizi di concentrazione e attenzione, sviluppare attitudine al silenzio per almeno un minuto al giorno;
  • esercizi con gli occhi.
Asana: sirsasana.

Sirsasana è una delle posizioni più note in assoluto dello Yoga e, conosciuta anche da chi non pratica, è diventata un simbolo iconico dell’Hatha Yoga. Da alcune scuole è anche definita “il re delle asana”, grazie ai numerosi benefici che apporta se eseguita correttamente. Questa posizione viene tradotta utilizzando l’alfabeto latino in due modi diversi, che si riferiscono indistintamente alla stessa posizione: Sirsasana o Shirsasana. In sanscrito sirsa o shirsa significa “testa” e asana significa “posizione”, pertanto questa asana viene tradotta letteralmente come “la posizione sulla testa”. Ecco come eseguirla:

  • Siediti in Vajrasana con i glutei sui talloni uniti, i piedi in flessione plantare, gli alluci a contatto tra loro. La schiena è ben diritta, le scapole unite, il mento leggermente ritratto. Le mani sono appoggiate sulle ginocchia con i palmi aperti.

    Sirsasana

  • Dopo aver puntato le dita dei piedi a terra, fletti il busto sulle cosce e porta i gomiti a terra davanti alle ginocchia. A questo punto, afferra i gomiti con le mani e stabilisci che questa è esattamente la distanza che deve essere mantenuta durante tutta la pratica di Sirsasana.
  • Intreccia le dita delle mani in modo che si formi una sorta di triangolo. E, tenendo i gomiti ben saldi al pavimento, porta gli avambracci e le mani avanti a formare un secondo triangolo i cui vertici sono i gomiti e le mani.
  • Appoggia la sommità della fronte (l’attaccatura dei capelli) in mezzo al triangolo formato dalle mani. Benché da più parti si sostenga l’opportunità di poggiare a terra la sommità del capo noi invece ribadiamo la necessità di poggiare delicatamente la sommità della fronte nel rispetto del tratto cervicale della colonna scaricando tutto il peso dell’esercizio solo sui gomiti, gli avambracci e le mani.
  • Ora inizia la vera preparazione al distacco delle gambe da terra che consiste nel portare i glutei verso l’alto, mentre si avanza con i piedi in direzione del tronco.
  • Questo procedere in avanti e poi indietro (allontanando nuovamente i piedi dal busto) deve essere ripetuto più volte per familiarizzare con il giusto movimento. Con un’avvertenza fondamentale: la testa non deve ruotare, il punto di contatto con il suolo deve rimanere sempre la sommità della fronte.
  • Una volta raggiunta la posizione in cui il corpo è parallelo al pavimento, la sequenza preparatoria va ripetuta varie volte fino a quando risulti evidente il ruolo delle braccia, delle gambe e dei piedi alla cui muscolatura e tonicità facciamo appello. Ripetiamo che i gomiti, gli avambracci, le mani devono restare perfettamente nell’angolazione prescelta e la testa non deve spostarsi.
  • Incomincia ad arrotondare il dorso fino a quando piedi e gambe spontaneamente si staccano da terra grazie a un gioco di leve che favorisce l’individuazione del baricentro ideale. Ricordati che è assolutamente vietato alzare i gomiti.
  • Ora sei nella posizione finale che dovrai mantenere grazie a espirazioni prolungate, a un’antiversione del bacino e a un sapiente bilanciamento tra la muscolatura addominale e dorsale. Le gambe devono essere perfettamente tese e i piedi in flessione plantare (con le punte al soffitto). Il ritorno avviene esattamente come all’andata, con le gambe tese e riportate lentamente sul pavimento.
Respirazione: a narici alternate.

Noi respiriamo già a narici alternate. In realtà la nostra respirazione normale è già a narici alternate; istintivamente, ogni due o tre ore, invertiamo la respirazione fra una narice e l’altra, e solo per brevissimi periodi durante la giornata respiriamo con entrambe le narici.

Va da se che un mancato equilibrio in questa alternanza è in grado di causare dei fastidi. Ma vediamo in cosa consiste questo Pranayama. Una componente molto importante della respirazione a narici alternate è Nasagra Mudra o Vishnu Mudra.

  • piega il dito indice e il medio verso il palmo della mano.
  • L’anulare e il mignolo sono distesi e possibilmente a contatto.
  • Porta la mano di fronte al viso, mantieni il gomito verso il basso, evitando di appoggiarlo al busto.
  • Rilassa le spalle e il collo.
  • Usa il pollice per tappare la narice destra.
  • Usa l’anulare per tappare la narice sinistra.

Una alternativa a Vishnu mudra è appoggiare il dito indice e medio in mezzo alla fronte, utilizzando sempre il pollice per tappare la narice destra e l’anulare per tappare la sinistra. Inspira lentamente dalla narice sinistra. E’ fondamentale che il respiro fluisca liberamente, senza forzare! Al termine dell’inspiro, tappa la narice sinistra ed espira dalla destra. Poi inspira nuovamente dalla destra. Al termine, tappa la narice destra ed espira dalla sinistra. Questo rappresenta un ciclo. In una pratica di Pranayama si ripetono vari cicli; fai in modo di espirare sempre dalla narice sinistra al termine della pratica.

Rilassamento con visualizzazione

Supini, con gli occhi chiusi, la braccia rilassate lungo il corpo, i palmi delle mani rivolti verso l’alto, la gambe rilassate con le anche leggermente extraruotate, lascia che il corpo si rilassi. Il tuo corpo è calmo, rilassato, tranquillo, serenamente calmo, rilassato e tranquillo. Porta l’attenzione al tuo ritmo respiratorio, all’aria che entra ed esce dal naso. Ascolta la breve pausa che intercorre fra il movimento attivo dell’inspirazione e quello passivo dell’espirazione. Non intervenire sul controllo del respiro, solo accogli, ascolta, osserva. Visualizza la fronte fresca e liscia: senti come la fronte fresca si distende, senti come la fronte liscia lascia andare le “rughe del pensatore”. Lascia scorrere liberamente i pensieri, le immagini, le emozioni che emergono spontaneamente. Non intervenire attivamente per eliminare i pensieri, lasciali semplicemente fluttuare, senza valutarli o analizzarli in modo critico. Il corpo è calmo, rilassato, tranquillo, serenamente calmo, rilassato, tranquillo.

La fronte è fresca e liscia, piacevolmente fresca e liscia. Ora immagina di essere disteso sulla cima di una collina, sopra di te il cielo si tinge dei riflessi viola della luce del tramonto. Un vento lieve e fresco accarezza il corpo e il viso si distende al tocco leggero dell’aria fresca e piacevole. Visualizza tra le sopracciglia, all’interno della fronte, in corrispondenza del terzo Chakra, una fonte di luce viola, chiara e trasparente, che si diffonde in tutta la testa e, da quest’area, si irradia all’intero corpo. Tutto il corpo diventa così fresco e calmo, liscio e senza ostacoli. Osservi il tuo respiro scorrere dentro il corpo liberamente irradiandolo di luce viola, chiara e trasparente: i piedi…le gambe…le cosce…il bacino…l’addome…il costato…le spalle…la colonna…le braccia…gli avambracci…le mani…il collo…tutto il corpo. A poco a poco, come all’imbrunire, la luce violetta della mente incomincia a scurirsi sempre di più e, lentamente, cala il buio della notte, mentre le sensazioni si attenuano, si spengono. Ascolta la quiete del silenzio nella mente che riposa e memorizza questa sensazione fino a quando lo ritieni opportuno, dopodiché preparati lentamente a tornare:

  • presta attenzione ai rumori della stanza,
  • accarezza dolcemente il tuo corpo,
  • stiracchiati come se ti fossi appena svegliato,
  • con un’espirazione più ampia del solito, apri gli occhi,

quando lo ritieni opportuno, girati su un fianco e poi mettiti seduto.

Con questo articolo termina l’esplorazione sul chakra del terzo occhio, nel prossimo articolo vi introdurrò Sahasrara Chakra, la sua tabella riassuntiva, le posizioni previste dallo Yoga, per poi passare nell’ultimo, come questo, a cosa fare per mantenerlo in salute. Nel frattempo, se vi ho messo un po’ di curiosità, chiedete informazione ai nostri insegnanti durante le lezioni di Hatha yoga, Yoga in volo, Flow yoga attivi a Cittadella e a San Martino di Lupari .