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16
01
2020

Le caratteristiche del Pranayama

Scritto da Giada Tessari 0
PRANA E PRANAYAMA

E’ difficile spiegare il prana. Prana è l’energia che permea l’universo a tutti i livelli. È energia fisica, mentale, intellettuale, sessuale, spirituale e cosmica. Tutte le energie “vibranti” sono prana. Anche le energie “fisiche” come la luce, il calore, la gravità, il magnetismo e l’elettricità sono prana. È l’energia nascosta o potenziale esistente in tutti gli esseri umani, che si libera in pieno nei momenti di pericolo. Vigore, potenza, vitalità, vita e spirito sono tutte forme di prana. Il termine prana viene solitamente tradotto come respiro, tuttavia questa è soltanto una delle tante manifestazioni nel corpo umano.

Il termine pranayama è formato da due parole: prana e ayama.

  • Prana: significa respiro, respirazione, vita, vitalità, energia o forza;
  • ayama: significa estensione, espansione, lunghezza, ampiezza, restrizione o controllo.
  • Pranayama: quindi significa il prolungamento del respiro e la sua restrizione.

Il pranayama è un’arte e ha tecniche per far sì che gli organi respiratori si muovano e si espandano intenzionalmente, ritmicamente e intensivamente. Consiste in lunghe, sottili inspirazioni (puraka), esalazioni (rechaka) e ritenzioni del respiro (kumbhaka). L’inspirazione o puraka stimola l’organismo, l’espirazione o rechaka espelle l’aria viziata e le tossine, la ritenzione o kumbhaka distribuisce l’energia in tutto il corpo.

Affinché vi sia una corretta respirazione yogica occorre seguire determinate regole:

  1. respirare sempre con il naso.
    1. Attraverso il naso l’aria viene messa a temperatura del corpo e viene purificata da molte impurità in essa presenti. Inoltre respirare con il naso equilibra le energie del corpo.
    2. A questo proposito ricordiamo che la narice sinistra permette l’entrata di energia negativa, fredda, femminile, lunare o IDA; la narice destra permette l’entrata di quella positiva, calda , maschile, solare o PINGALA. Respirare con il naso consente un riequilibrio di queste due correnti.
  2. Il respiro sarà profondo e armonioso. Per essere profondo occorrerà che sia composto di:
    1. respirazione clavicolare,
    2. respirazione toracica,
    3. respirazione bassa o addominale.
  3. Altro principio importante è il ritmo. Esso regola gran parte della nostra vita: i ritmi cardiaci e respiratori sono infatti fondamentali per la vita dell’uomo. A ciascuna delle nostre attività corrisponde un tipo di respirazione che gli è propria: il respiro di chi corre non è certo uguale a quello di chi sta in poltrona; il ritmo della veglia differisce da quello che manifestiamo nel sonno. Si ricavano inoltre sottili correlazioni tra respiro e attività intellettuale ed emotiva: l’uomo in collera respira diversamente dall’ansioso; quella dell’uomo felice è diversa da quella dell’uomo nevrotico. Percepire dove respiriamo spesso ci aiuta a capire anche cosa proviamo.
  4. Altro principio importante è la ritenzione del respiro. Può essere effettuato alla fine dell’inspirazione, in altre parole a polmoni pieni (ritenzione del respiro) o al termine dell’espirazione, cioè a polmoni vuoti (sospensione del respiro). Lo yoga insegna che l’arresto del respiro è un momento indispensabile perché permette di impiegare bene e consapevolmente l’ossigeno e il prana inspirato; mantenendo così in equilibrio le due correnti positive e negative.
PURAKA – RECHAKA – KUMBHAKA

Il puraka non è un’inspirazione qualsiasi, ma un’inspirazione controllata:

  • il polmoni devono espandersi in modo composto, con un atto lento e non forzato, per introdurre aria;
  • il flusso dell’aria deve essere uniforme dall’inizio alla fine.

Il rechaka è una esalazione sotto il controllo della volontà:

  • lenta,
  • profonda,
  • uniforme.

Esistono alcune varianti di pranayama in cui l’esalazione avviene in modo diverso:

  1. forzato e più veloce dell’inspirazione, come Kapalabhati,
  2. forzatamente prolungato e filtrato dalla glottide come Ujjayi.

Il kumbhaka è una sospensione volontaria del respiro:

  1. antara kumbhaka è la ritenzione a polmoni pieni (con l’allenamento si percepisce una profonda sensazione di tranquillità),
  2. bahya kumbhaka è la ritenzione a polmoni vuoti.
RESPIRO YOGICO

La respirazione yogica completa consiste in tre fasi successive legate da un unico e armonico atto e costituisce la respirazione ideale:

  • Respirazione addominale o diaframmatica. L’addome si riempie ad ogni inspirazione e si sgonfia ad ogni espirazione.
  • Respirazione toracica o media o costale. Le costole si aprono in avanti alto e lateralmente, pensiamo alle branchie di un pescecane o ad una mantellina.
  • Respirazione alta o clavicolare-sternale. Lo sterno si solleva e si allontana dalla colonna creando spazio fra la colonna stessa ed il petto. Per percepire più facilmente il movimento, pensate di ricercare un profumo nell’aria.

Puoi praticare questi, ed altri esercizi sul respiro, durante le lezioni di Yoga, che nel nostro centro sono molte e varie: Hatha Yoga, Yoga in voloFlow Yoga, Quantic Yoga, e anche il corso Genitori e figli incontrano lo Yoga. Questi esercizi così avanzati non vengono invece proposti nelle lezioni di Balyayoga, ovvero lo Yoga con i bambini. Ti ricordo che puoi provare una lezione prenotandola o a Cittadella o a San Martino di Lupari: io e i miei istruttori ti aspettiamo.