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2018

Modelli di comportamento problematici

Scritto da Giada Tessari 0

Questo articolo segue i precedenti che cercavano di fare chiarezza fra disturbi gravi del comportamento (ADHD, DOP e DS) e modelli di comportamento problematici.

Sotto la denominazione di “modelli di comportamento problematici” vengono spesso raggruppati tutta una serie di comportamenti negativi che non sono però associati a nessun disturbo, me che per la loro frequenza o intensità, si ripercuotono negativamente sia nel bambino/ragazzo che nel contesto in cui si sviluppano. Alcuni di questi comportamenti, come sfidare gli ordini paterni o dei professori, comportamenti aggressivi fisici, verbali e/o gestuali (insulti, grida, spinta, ecc) possono presentare una certa normalità in alcune tappe del ciclo di crescita del bambino, sono tentativi di esprimere la propria individualità e autonomia o per “testare” i limiti. Affinché tali comportamenti si possano definire problematici, è necessario rapportarli ad età, modelli comportamentali e contesto. Fra questi comportamenti, per la loro frequenza e importanza che rivestono nell’ambiente scolastico e la loro ripercussione nelle dinamiche familiari, tre sono rilevanti e sono quelli che prenderò in esame molto brevemente, solo per chiarirci le idee.

  1. Comportamenti distruttivi in classe: tutti quei comportamenti che ostacolano il lavoro dell’insegnante impedendo il ritmo adeguato della classe e interferendo nel processo di insegnamento-apprendimento. Le cause più frequenti dei comportamenti distruttivi sono ambientali, come ad esempio: fattori familiari (genitori iperprotettivi, permissivi, abbandono, affido, violenza, maltrattamenti, carenze affettive presenti o pregresse, codici linguistici ristretti o basso livello culturale,…), fattori sociali (privazione ambientale, classe sociale sfavorita, appartenenza a gang,…), fattori scolastici (distanza tra interesse, insegnamento e capacità dell’allievo, ambiente competitivo, rigidità, mancanza di attenzione alle necessità educative speciali,…), fattori socioeducativi (carenze emotive, bassa autostima, mancanza di abilità sociali). Il fallimento scolastico appare come causa ed effetto dei comportamenti distruttivi in classe.
COMPORTAMENTI DISTRUTTIVI CHE INFLUENZANO IL LIVELLO DI APPRENDIMENTO COMPORTAMENTI DISTRUTTIVI CHE INFLUENZANO IL CLIMA DI CONVIVENZA
Mostra basso interesse nel suo rendimento

  • passività, disinteresse, apatia, …
  • non portare il materiale
  • rimanere fuori dalla classe
  • boicottare esami e attività speciali

Dare fastidio in classe

  • parlare, non rispettare il silenzio, fare rumori corporali (risate, fischi, grida, eco,…), fare rumori con oggetti (colpire il banco, lanciare cose,…)
  • alzarsi e muoversi in aula
  • non lasciar spiegare il professore interrompendo continuamente il ritmo in classe con domande, scherzi, risate,…
  • dare fastidio ai compagni

Assenteismo

Mancanza di rispetto verso i professori

  • disobbedire alle indicazioni in modo continuo
  • rispondere in modo impertinente e continuo

Conflitti con il potere

  • sfide e minacce all’autorità
  • non compimento delle sanzioni o non accettare le conseguenze

Vandalismo

  • rovinare (pitturare, scrivere, rompere) i materiali dei compagni
  • rovinare (pitturare, scrivere, rompere) i materiali comuni

Violenza

  • fisica, verbale, simbolica, contro gli oggetti e/o le persone

Curiosità:

  • maggiore incidenza fra i 13-14 anni;
  • più frequenti nel sesso maschile, le insegnanti donne sanzionano di più rispetto ai colleghi maschi;
  • il grado più alto si osserva nei mesi di ottobre-novembre, come se i ragazzi avessero bisogno di avere chiari obiettivi, regole e modelli di lavoro. I Piani di Accoglienza appaiono uno strumento utile per prevenire questi comportamenti.
  1. Comportamenti aggressivi: l’aggressività, più che un disturbo, è un comportamento disadattato che appare spesso combinato con disturbi di comportamento ma anche in molte fasi dello sviluppo infantile. Per essere considerato un comportamento problematico deve avere una frequenza eccessiva ed avere implicazioni importanti nello sviluppo del bambino e delle sue relazioni sociali. Ci sono elementi comuni fra i bambini e i ragazzi che presentano comportamenti aggressivi:
    1. sono combinati ad altri comportamenti come l’iperattività, l’impulsività, la disattenzione,…;
    2. sono multicausali;
    3. non hanno una buona autostima;
    4. mancano di abilità sociali e di relazioni amicali stabili;
    5. presentano difficoltà nelle abilità verbali;
    6. alcuni presentano una correlazioni con sintomi depressivi materni;
    7. alta correlazione con stili familiari aggressivi o autoritari;
    8. mancanza di un attaccamento sicuro. La dimostrazione di affetto, disponibilità e attenzione ai segnali del bambino consente a quest’ultimo di avere un concetto di se stesso positivo e un sentimento di fiducia. I bambini che hanno avuto un attaccamento sicuro presentano migliori competenze nell’iterazione sociale e nel stabilire amicizie. La mancanza di attaccamento nei primi anni di vita è un evento di difficile soluzione per il bambino.
    9. Si relaziona spesso a conflitti matrimoniali o fra genitori e fratelli adolescenti;
    10. Recentemente si è posta l’attenzione anche sui giochi bellici e i videogiochi che sembrerebbero aumentare l’aggressività dei bambini.
  1. Violenza filiale verso i genitori, chiamata anche sindrome dell’imperatore, si presenta quando il figlio agisce intenzionalmente e coscientemente contro i suoi genitori o di chi occupa il loro posto, con il desiderio di causar loro dolore e sofferenza, in modo continuo durante il tempo, attraverso la violenza psicologica, fisica e/o economica con il fine di ottenere potere, controllo e dominio per ottenere ciò che vuole. Alcune caratteristiche:
    1. è solito essere mantenuto segreto e caratterizzato dalla sua negazione;
    2. avviene a tutti i livelli socioeconomici, anche se sembra che le classi medio-alte abbiano una maggiore incidenza del fenomeno;
    3. più presente nelle famiglie con genitori “più in là con gli anni” e monoparentali;
    4. maggiore prevalenza in figli primogeniti (o unici);
    5. maggiore incidenza fra i 15 e 17 anni, la vittima solitamente è la madre;
    6. più presente nelle famiglie che utilizzano la punizione corporale;
    7. più presente nelle famiglie dove si è stati vittima di violenza o di comportamenti violenti;
    8. stili familiari a cui si associa:
      1. famiglie di tipo permissivo-liberale e senza norme consistenti;
      2. famiglie di tipo autoritario-repressivo con violenza intra-familiare,
      3. famiglie di tipo negligente-assente.

Per capire meglio cosa accade all’interno di questi bambini-ragazzi (e anche di disturbi gravi del comportamento), utilizzo qui il modello di processamento dell’informazione sociale di Dodge.

ESPERIENZE PRECOCI

STRUTTURA COSCIENZA

PROCESSAMENTO DELL’INFORMAZIONE SOCIALE

COMPORTAMENTO

  • Abuso
  • Modelli aggressivi
  • Attaccamento insicuro
  • Schema del mondo ostile
  • Mete auto-difensive
  • Repertorio di risposte aggressive
  • Ipervigilanza e segnali ostili
  • Piega attributiva ostile
  • Accesso a risposte aggressive
  • Anticipazione dei risultati positivi dell’aggressione

Comportamento aggressivo

DISTURBO DEL COMPORTAMENTO

Le esperienze precoci creano una struttura di coscienza che porta a processare le informazioni in un determinato modo, tale processo darà vita ad un comportamento aggressivo. Come e cosa fare in questi casi? Occorre lavorare su più fronti, sicuramente affidarsi ad un bravo psicoterapeuta, e poi, di contorno, lavorare su:

Mentre scrivevo tutto questo, ho ripensato al mio discorso introduttivo ai genitori che sono venuti all’Open Day…ritengo opportuno scriverlo perché credo che potrete trovare più di una risposta.

Chi, come genitore, non desidera che i suoi figli realizzino le proprie aspirazioni? Noi madri e padri ci auguriamo con tutto il cuore che, nel futuro, vincano ogni avversità e raggiungano i propri obiettivi. Ma, a parte ciò che desideriamo per loro, come possiamo sostenerli fin da piccoli e aiutarli nella crescita personale perché possano realizzare i loro sogni? E in più, di sicuro tutti desideriamo che i nostri figli siano felici, nessuno potrebbe metterlo in dubbio, ma non sempre è facile trovare il modo di insegnare loro la felicità, anzi alcuni di noi potrebbero credere che non si possa insegnare ad un altro come essere felice. Bambini felici, contenti, con una capacità mentale ben sviluppata, intelligenti dal punto di vista emotivo, aperti, integrati nella società. Sembra un’utopia! Eppure in Canada, un gruppo di ricercatori ha scoperto che è possibile educare i figli in modo che godano di una felicità piena. Tutti sappiamo infatti che l’amore è l’ingrediente fondamentale nel rapporto con i figli, ma esso non basta se non è accompagnato da altre qualità e valori che aiutino i figli a fronteggiare il mondo con sicurezza e fiducia nelle proprie possibilità, un mondo nel quale dovranno vivere situazioni diverse, piacevoli ma anche difficili. Un adeguato sviluppo emozionale è la chiave per la felicità dei bambini, è perciò importante condividere con loro una serie di abilità, qualità e valori che non vanno insegnati come nozioni astratte, ma vissuti con amore per far sì che si sviluppino. Per tutte queste ragioni abbiamo creato un cammino con delle tappe che percorreremo nelle lezioni yoga, ma che saranno di sfondo a tutte le attività di questa stagione sportiva. Questo perché come sportiva, ho trovato nell’esperienza dello Sport la somma dei valori che trovo desiderabili e auspicabili per la vita in genere: la costanza, l’audacia, la fermezza ci spingono a realizzare i nostri sogni. La capacità di adattamento e la pazienza e ci aiutano a non smarrire la rotta. Ma queste qualità, senza l’umiltà, il rispetto e l’onestà o senza un grande desiderio di superarsi, non basterebbero per trovare la felicità, e la soddisfazione finale sarebbe incompiuta. Grazie allo sport, ho imparato a fare appello alle mie risorse, interpretare le mie qualità e a farle maturare per condurle nella direzione desiderata e soprattutto ho imparato che il percorso è più importante della meta. I risultati vengono dopo”.

Non abbiamo e non ho tutte le risposte, ma mi faccio un mare di domande, mi metto in discussione, cerco, non mi arrendo: sono un vento impetuoso alla ricerca continua di nuove strade mentre ripercorro con costanza e fede quelle che ho visto essere buone. Credo fermamente che i ragazzi e bambini di oggi ci chiedano questo: impegno, fede, costanza. Forse non saranno ciò che noi vogliamo e questo è un bene: saranno ciò che sono destinati ad essere! Noi però possiamo aiutarli a sostenere le loro difficoltà mentre li aiutiamo a volgere lo sguardo verso i loro talenti. Non saranno perfetti come li vuole la società, ma saranno veri.