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03
01
2019

Svadhisthana: acqua e emozione

Scritto da Giada Tessari 0

Perdi la mente e torna ai sensi

Svadhisthana Chakra (Centro che sostiene il soffio) è il luogo di concentrazione dell’energia vitale nel corpo. Attraverso questo centro si esprime la fluidità, non a caso il suo elemento è l’acqua…l’acqua come brodo cosmico da cui tutto ha inizio: la vita, la creazione, l’inconscio. L’acqua può assumere tutte le forme, non ha freni, non conosce barriere, sente e scorre. Purtroppo questo centro del sentire e delle sensazioni, delle emozioni e del piacere, dell’intimità e dei legami, del movimento e del cambiamento, è spesso talmente schiacciato o privo di una radice sensibile nel corpo da non avere un senso…d’altronde quando i nostri sensi sono addormentati il nostro comportamento diventa privo di senso. Una volta che con il primo chakra abbiamo costruito il nostro contenitore, la nostra forma, affermando il nostro diritto di esistere, ora arriva il momento di provare emozioni. E in una cultura dove non c’è il diritto di provare emozioni, di essere arrabbiati o tristi, viene minato il nostro diritto fondamentale di provare emozioni. Quando questo diritto non viene riconosciuto, perdiamo il contatto con noi stessi, e

se non sappiamo ciò che proviamo, non possiamo sapere ciò che vogliamo.

Il compito di questo chakra è l‘auto gratificazione: dobbiamo sentire il nostro corpo per poter sentire le nostre emozioni e imparare ad interpretarne il messaggio. Ecco perché è così importante partire dal corpo in tutte le problematiche comportamentali dei bambini e dei ragazzi.

Il Secondo Chakra si forma fra i 6 e i 24 mesi, il periodo in cui il bambino concentra l’attenzione sugli oggetti esterni e acquista una prospettiva visiva più ampia. Mano a mano che impara ad andare a gattoni e a camminare, sviluppa la capacità di allontanarsi dalla madre facendo brevi episodi di indipendenza. In questo periodo è tutto scoperta, una terrorizzante ma anche eccitante scoperta. È il periodo che Erickson definisce come fiducia versus sfiducia, ma che forse sarebbe più corretto descrivere come separazione versus attaccamento. Infatti, mano a mano che il bambino esplora, prova piacere per ciò che vede ma dolore per la separazione, prova vicinanza verso ciò che desidera ma distanza verso ciò che ha già. In questo stadio tutto è percezione, tutto è emozione, tutto è desiderio. Poiché il linguaggio non si è ancora sviluppato, il mezzo primario per comprendere sono proprio le emozioni, che si spera vengano soddisfatte in modo accogliente e significativo. Tutto è quindi focalizzato verso la formazione di un’identità emotiva e soprattutto sulla auto-gratificazione.

Si ritornerà sul secondo chakra nel momento in cui si percepisce e si prova profonda la necessità di un partner. È quindi fondamentale nella costruzione di un rapporto di coppia sano.

Se pensiamo al corpo come ad un vaso per l’anima e lo spirito, allora l’elemento terra del primo Chakra offre sostegno e contenimento per l’essenza fluida del secondo chakra, proprio come una tazza che contiene l’acqua. Compito del primo Chakra era quello di costruire questo contenitore. In questo contenitore c’è il bisogno di lasciarsi andare, scorrere, muoversi, percepire e cedere: movimento e cambiamento sono tipici del secondo chakra. Come pure le sensazioni , i sensi che sono gli input dei dati del nostro sistema generale. Essi ci servono per orientarci nel mondo, per creare delle connessioni, per dare significato alla nostra esperienza. Anche il piacere trova spazio nel secondo chakra. Una volta che l’organismo si è occupato delle proprie necessità di sopravvivenza, l’appuntamento successivo sull’agenda in genere è il piacere, ovvero verso il piacere e lontano dal dolore. I bambini provano piacere nell’essere vivi, nell’esprimere quella vitalità per andare incontro al mondo. Se vogliamo sapere come sta il nostro secondo chakra, proviamo a chiederci come com’era considerato il piacere della nostra famiglia, se ci si prendeva tempo per le vacanze, se si rideva insieme, se si giocava insieme o se erano invece il lavoro e il dovere ad avere la parte del leone. Se il dovere veniva prima, soddisfare il piacere crea il demone del secondo chakra, ovvero il senso di colpa. Ma quando i piacere primari vengono negati, prevalgono quelli secondari, come il piacere del bere, le droghe, evitare le responsabilità, l’esagerazione sessuale o il mangiare in modo eccessivo. E questo perché i piaceri secondari non possono veramente soddisfare il nostro desiderio per quelli primari.

Se il Secondo Chakra è terra delle sensazioni e delle percezioni che sono le parole e le frasi, diventa anche territorio delle emozioni, i paragrafi con cui scriviamo la nostra vita. Le emozioni, le percezioni, le sensazioni, ci danno informazioni sui nostri bisogni sulle nostre necessità, che non sono desideri inutili. La necessità e il desiderio sono l’espressione del nostro bisogno di espansione, di muoverci verso qualcosa di più grande, è l‘anelito dell’anima che vuole andare oltre. Senza desiderio non siamo in grado di fare nulla perché manca la motivazione ovvero il combustibile per l’azione.

Il Secondo Chakra è anche terra del dualismo: qui il nostro talento incontra la nostra ombra, se non la riconosciamo siamo destinati a vederla negli altri perché questo crea la proiezione. Noi continuiamo a vederci intatti ed onesti mentre l’ombra è sempre al di fuori di noi. Ma finché rifiutiamo la nostra ombra, siamo destinati a rimanere dove siamo. Quando riusciremo ad riappropriarci dell’ombra, dissolveremo il giudizio e acquisiremo una maggiore accettazione non solo di noi stessi, ma anche degli altri.

Il contatto, il benessere, e l’accudimento di una madre e di un padre attenti offrono sicurezza e consentono quel collegamento che dà la forza al bambino per separarsi in modo sicuro. Se manca il collegamento, come può imparare il bambino a fidarsi non solo del mondo ma anche dei propri sensi? Come interpretarli con precisione se mancano una guida e un sostegno valido? Senza un terreno solido da cui allontanarci, non possiamo spingerci molto lontano, come se provassimo a saltare sulle sabbie mobili. Per il Secondo Chakra quindi molto importanza assume l’influenza della famiglia d’origine. Se la madre è impaurita, arrabbiata, ansiosa, il bambino assorbirà tutte queste emozioni a livello non verbale, e si radicheranno nel sistema per simpatia di rispecchiamento. Innata aspettativa di un bambino è quella di essere tenuto, quella di essere amato. Ma se questo desiderio di contatto non viene rispettato, si tenterà continuamente di riempire il vuoto del secondo chakra con qualche tipo di movimento o di sensazione piacevole, come il cibo. Altre volte invece sono il pianto e la rabbia a riempire quel vuoto , e se questo comportamento si consolida, continuerà ad esistere nel corso di tutta la vita. Trova spazio in questo Chakra la personalità narcisistica, ovvero il bambino irretito che crea un falso senso del sé. Bravissimo ad assumere tutte le informazioni dall’esterno, definisce i suoi stati emotivi in base alle reazioni altrui. Destinato a conoscere tutto degli altri senza sapere nulla di se stesso e senza sapere come riempire i suoi vuoti, sarà in realtà bravissimo a riempire quelli degli altri.

Questo Chakra si guarisce ripristinando il naturale processo di guarigione ovvero accorgendosi di possedere un corpo che sente, che percepisce e cominciando a fidarsi di lui. Sciogliendo il ghiaccio del nostro corpo e delle nostre emozioni, attraverso il movimento lento, armonioso: attraverso l’ascolto delle proprie emozioni si recupera il diritto di sentire. Anche lavorare sul senso di colpa e sul controllo può portare buoni frutti. In genere il lavoro sulla psicomotricità è ciò che aiuta a guarire il Secondo Chakra.