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06
02
2020

Lo Yoga non fa per me!

Scritto da Giada Tessari 0

Quante volte mi son sentita dire queste parole! Ma è vero? Ci sono attività che “non fanno” per alcune persone? Facciamo un po’ di chiarezza:

  • Nell’immaginario collettivo alla parola Yoga viene associata la parola “calma” oppure “staticità” o “meditazione”; in ogni caso, l’idea di “fatica”, “sudore”, “muscoli”, dimagrimento” è percepita molto lontanamente. E ciò anche a giusta ragione, ma… E’ ovvio che se lo stereotipo dello Yoga è l’immagine di una persona seduta a terra in posizione meditativa, non si può percepire altro dall’esterno, se non “staticità”. La questione per chi invece già pratica è ben diversa, lo sappiamo. Fatica in abbondanza, sudore a fiumi, tenacia, costanza, pazienza, spesso rabbia, nervosismo, attenzione. In realtà sappiamo che riuscire a tenere la posizione meditativa non è altro che il frutto della pratica, non la pratica in se. Raggiungere la calma e la pace è l’obiettivo, non il percorso.
  • Molto quindi dipende dallo stato interiore in cui ci troviamo! Se partiamo dal presupposto che lo stato di equilibrio e di pace interiore apporta benessere interiore e fisico, è naturale ricercarlo, ma non per tutti la strada è la stessa proprio perché diversa è la nostra indole ed il modo in cui rispondiamo agli eventi (nonché gli eventi stessi). L’obiettivo dello Yoga, attraverso gli asana e la meditazione, è proprio quello di calmare (o neutralizzare) i vortici di chitta, cioè il nostro sentire, la nostra coscienza, il nostro pensare.
Allora vediamo come si comporta la nostra mente. Yogananda ha spiegato che possiamo trovarci in cinque diversi stati di chitta. Ogni stato richiede un approccio diverso (e questo spiega anche le varie tipologie di Yoga esistenti e la differenziazione dei programmi per bambini, adulti e adolescenti). Osserviamo assieme i vari stati e le possibili proposte.
  • Stato Ksipta: irrequieto tutto il tempo. Ovvero la nostra mente è sempre irrequieta, non si arresta mai. In questo stato potrebbe essere utile una pratica di yoga vigorosa, se siamo allenati e conosciamo lo yoga, altrimenti meglio optare per la corsa o qualsiasi attività faccia sudare, muovere il corpo energicamente.

  • Stato Muddha: irrequieto per la maggior parte del tempo e occasionalmente calmo. In questo caso potrebbe essere bene praticare in modo abbastanza dinamico (Flow Yoga, yoga in volo), ma lasciando dei momenti per sperimentare la calma.

  • Stato Biksipta: calmo per metà del tempo, agitato per l’altra metà. In questo caso lo Yoga inizia ad essere l’attività ideale, le posizioni possono essere calme, lente e sempre consapevoli.

  • Stato Ekagra: calmo per la maggior parte del tempo e occasionalmente irrequieto. In questo stato ci sarà bisogno solo di qualche asana, mantenuta a lungo, prima di concentrarsi su tecniche di Pranayama.

  • Stato Niruddha: calmo per tutto il tempo e mai irrequieto. In questo stato si potrebbero addirittura non praticare affatto gli asana per la mente, ma solo per la salute del corpo.

Come avrai notato, i vari stati sono in progressione: dal più agitato al meno agitato. La bella notizia è che non sono fissi. Non si nasce Ksipta e lì si resta per sempre, non è uno stato definitivo del Sé come il colore degli occhi! Iniziando a praticare anche solo l’ascolto del respiro almeno 5 minuti al giorno, potrai piano piano percorrere la scala fino ad arrivare a Nuruddha. Ho pubblicato molti articoli sulla respirazione: le caratteristiche, i meccanismi, e con il tempo potrai utilizzare varie tecniche di respiro sia semplici che per la meditazione fino a quelle più avanzate del Pranayama. Ti ricordo che in classe o con un insegnante esperto, la crescita è più veloce e, se avessi dei dubbi, potrai chiedere e cresce più velocemente sulla strada verso la calma e l’equilibrio interiore.