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21
02
2018

Che cos’è la fascia e perché fare miofasciale

Scritto da Giada Tessari 0

Cosa si intende per miofasciale, o meglio, per Self Myofascial Release?

Recentemente nell’ambiente del fitness e della preparazione fisica si inizia a sentire parlare del “Self Myofascial Release” (SMR): una metodica che non necessita di un terapista ma permette alla persona di effettuare un auto-trattamento del tessuto connettivo. Studiando l’anatomia umana si può sempre più osservare come siano presenti nel corpo umano diverse tipologie di fasce e, di conseguenza, diversi ausili per trattarle adeguatamente. Il SMR andrebbe fatto giornalmente, per la durata di 5/10 minuti prima e dopo un allenamento di forte intensità. Oppure lavorando quei muscoli che conosciamo essere più tesi a causa del sovraccarico giornaliero dovuto al nostro lavoro. La metodica SMR si fonda infatti sull’auto-trattamento di punti specifici la cui localizzazione è frequentemente sovrapponibile sia a quella delle catene miofasciali sia a quelle dei punti di agopuntura.

Le ragioni per cui va inserito all’interno della routine di allenamento sono:

  • Miglioramento del range di movimento

  • Riduzioni delle aderenze tissutali

  • Diminuzione dell’ipertono muscolare

  • Miglioramento della qualità dei movimenti

  • Aiuto ai tessuti tra le sedute

  • Prevenzione infortuni

Cosa si intende per fascia, tessuto fasciale, connettivo?

La fascia è stata descritta come il tessuto più dilagante nel corpo: una rete tridimensionale fra la testa e i piedi. Paragonare la fascia a una spugna aiuta a capire a pieno la funzione del questo tessuto connettivo. La fascia è il nostro tessuto connettivo: circonda tutti i nostri muscoli, ossa, nervi, organi, articolazioni – e collega e sostiene tutto il contenuto del nostro corpo. Si tratta di un SISTEMA FLUIDO TENSIONALE paragonabile alla struttura bianca che contiene e da forma agli spicchi di un agrume.

Una fascia morbida è una fascia felice!

La fascia è una struttura costituita prevalentemente da tessuto connettivo che provvede al supporto e alla protezione della maggior parte delle componenti del corpo umano, incluso ovviamente l’apparato muscolare. può andare in restrizione a causa di molteplici fattori quali ad esempio l’overuse, i traumi, agenti infettivi, la sedentarietà, la cattiva alimentazione, il fumo, stress psicologici comportando come conseguenza la comparsa di dolore, tensioni muscolari, diminuzione del flusso sanguigno. Tutto questo crea irritazione della fascia o del muscolo vero e proprio portando con il tempo ad infiammazione. L‘infiammazione cronica porta alla fibrosi o all’ispessimento del tessuto connettivo e tale ispessimento genera dolore e comporta una tensione muscolare riflessa cronica che causa un aumento dell’infiammazione stessa: un circolo vizioso. Le tecniche miofasciali hanno il compito di rompere tale circolo attraverso varie metodiche che possono agire su vari stadi del ciclo instauratosi. Il lavoro  miofasciale è comunque necessario anche in assenza di irritazione, infiammazione proprio perché il nostro corpo si mantiene in tutte le posizioni grazie ad una tensione miofasciale interna che lo fa assomigliare ad una tensostruttura: se la tensione è ben bilanciata qualsiasi movimento si svolgerà in economia articolare ed organica.

Per comprendere meglio pensiamo ad una spugna: “Quando una spugna si secca diventa fragile e dura, come un’arancia non più succosa. Una spugna secca può essere facilmente rotta applicando solo un po’ di forza a causa di come è diventata. Tuttavia, quando una spugna è bagnata e ben idratata diventa elastica e resistente. La si può schiacciare in una pallina ma rimbalzerà tornando alla forma originale. La si può strizzare e torcere, ma è difficile da rompere”. Sotto carico la fascia si comporta meccanicamente con una deformazione sia plastica che elastica, compresa la capacità di cambiare e  perdere energia quando sottoposta a stress. Ciò che non tutti conoscono è che tutta la fascia comunica come un unico organo segnandone il confine, provvedendo alla sua lubrificazione e nutrimento circondando intimamente gli organi interni e lubrificando anche i visceri.

Attrezzi per lavoro miofasciale

Una volta che ci saremo resi conto che internamente siamo proprio così, mantenere la nostra fascia idratata assumerà più importanza. La nostra mobilità, l’integrità e l’elasticità sono determinati in gran parte da come è ben idratata la nostra fascia. Infatti, quello che noi chiamiamo “allungare un muscolo” in realtà sono le fibre del tessuto connettivo (collagene) che scivolano tra di loro sulle proteine mucose-y dette glicosaminoglicani (GAG in breve).

L’idratazione della fascia si ottiene muovendo il corpo in tutti gli angoli che si possono raggiungere e massaggiando il tessuto fasciale, con l’aiuto di vari strumenti come roller, roll, palline di varia forma e consistenza.

La fascia è come una tuta: è tutto connesso.

Quando confrontiamo la nostra fascia con le fibre di un maglione di lana, partendo dalla parte posteriore della testa fino alla nostre punte dei piedi, è molto più facile da comprendere come tutto il nostro corpo sian una tensostruttura che si sostiene, nutre e lubrifica in un perfetto equilibrio di forza, elasticità, tensione.

Soprannominata anche “l’architettura interna del corpo”, la fascia è connessa totalmente in tutto il corpo. La fascia si comporta come il tessuto di un maglione  fatto a mano: una volta tirato dalla parte inferiore, lo strappo può facilmente allargarsi fino in cima. Quando tiriamo la fascia ad un’estremità, lo strappo seguirà lungo l’intera catena e potrebbe essere avvertito su un’altra estremità per compensare la tensione nell’estremità inizialmente tirata. 

Prendiamo il dolore al ginocchio, per esempio. Immaginate che il vostro ginocchio sinistro abbia aderenze: farà male a causa di un leggero trauma che non è stato curato. Ciò che può accadere è che si possa iniziare a compensare l’articolazione ruotando leggermente verso l’interno. Anche la fascia inizierà a girare verso l’interno, creando un tiro in diagonale, dal ginocchio fino alla spalla destra. Potrebbe anche essere percepito nell’anca, o nella caviglia. La fascia ha molte direzioni in cui può essere tirata.

La postura è un equilibrio fra funzione e risparmio: per risparmiare il corpo trasforma tutto in tessuto connettivo, tessuto che più dei muscoli è responsabile delle variazioni. Il sistema fasciale è infatti più economico da mantenere rispetto ai muscoli perché in grado di mantenere posizioni per lunghi periodi con dispendi energetici limitati.

Sperimenta la fascia

Ti vogliamo proporre un esercizio affinché tu possa sperimentare i benefici del massaggio miofasciale. Procurati una pallina da tennis per donare più libertà di movimento nelle gambe e anche nella schiena. Massaggia la pianta del piede con una pressione più o meno intensa in base alle tue sensazioni per almeno 5 minuti per piede. La fascia plantare (sotto i piedi) è infatti legata ai muscoli del polpaccio più profondi, che sono collegati dalla fascia ai muscoli posteriori della coscia, i fianchi, la schiena (e così via). Un detensionamento in un punto qualsiasi della fascia, dona lunghezza a tutto il sistema. Ti accorgerai come con questo semplice esercizio, le tensioni diminuiscano, creando un flusso di fluido; idratando la fascia dei muscoli del polpaccio, tendine del ginocchio, fianchi, creando una maggiore flessibilità, come un’onda. La fascia è una questione di anatomia delle connessioni. In alternativa puoi chiedere ai nostri Personal trainer in sala o partecipare alle lezioni di Postural training o Postural miofasciale.